4 settembre 2013

Fare le cose giuste

Il problema delle organizzazioni e' che la gente pensa solo a sbattersi perche' crede che piu' si sbatte e piu' avra' successo e fara' carriera. Cosi' quando tutto si ferma, in tempi di crisi, ci si accorge che sbattersi e non sbattersi non fa differenza, la gente smette di lavorare e le aziende e le organizzazioni vanno male.

La soluzione e' che la gente non deve sbattersi, ma stare tranquilla e fare le cose giuste e in base a questo essere premiata. Fare la cosa giusta e' gratificante in se e in ogni momento, sia in quelli in cui le cose vanno bene sia in quelle in cui le cose vanno male, c'e' bosogno di gente che fa cose giuste.

1 agosto 2013

Il vecchio

Pensando alle vicende politiche nazionali e del mio paesello mi e’ venuta in mente una cosa che forse e’ gia’ stata pensata e detta ma io non sono mai riuscito a formularma in maniera cosi’ chiara: “Il vecchio cerca la chiacchera e lo scontro continuo solo perche’ cosi’ giustifica il proprio ruolo. Gli acerrimi nemici sono tra loro i migliori alleati. Basterebbero 10 minuti di silenzio, silenzio assoluto, 10 minuti di pace, per far sembrare tutto questo un’assurdita’ e sciaquare via il vecchio nelsifone della storia”.

27 giugno 2013

Fiori sull'asfalto

Oggi pomeriggio mi stavo recando da un cliente a Corsico quando, ad un incrocio della via Vigevanese, ho visto un signore anziano raccogliere dei piccoli fiori gialli cresciuti tra le crepe dell'asfalto e farne un mazzolino.

Il signore non era ne distinto ne trasandato, non sembrava un pazzo e neanche uno che facesse quel gesto per caso.

Chissa' perche' stava raccogliendo quei fiori, piccoli e poveri fiori cresciuti in mezzo al traffico. Forse li voleva portare a casa alla moglie o li stava portando sulla sua tomba, o magari lo faceva cosi', tanto per abbellire la sua casa, oppure perche' comunque era uno spreco lasciarli li'. Chissa'.

In ogni caso ho trovato in quel gesto una dolcezza dimenticata, una voglia di bellezza che non si lascia limitare, un gesto semplice, semplice come raccogliere dei fiori.

Sono convinto che abbiamo ancora bisogno di gesti cosi'.

30 maggio 2013

We aren't born to follow

Se non avete mai sentito e visto il video di questa canzone dei Bon Jovi ve la consiglio vivamente: non siamo nati per seguire, nel senso che siamo nati (non so a chi si riferisce il "noi", se a tutti il genere umano o solo ad un suo sottoinsieme) per innovare, per fare cose nuove.



Anche se puo' sembrare piu' semplice seguire il corso della corrente, solo l'innovazione da senso e produce nuovo valore.

Si puo' far finta di niente e fare quello che ci dicono di fare, oppure sperimentare cose nuove, rischiare l'insuccesso, uscire dal gregge belante fatto da chi ama la confortevole posizione di chi fa come fanno tutti.

Ad esempio, in un modo dove il sapere e' potere, si puo' decidere di condividere le proprie conoscenze con gli altri, perdendo quel piccolo vantaggio competitivo rappresentato dall'essere piu' bravo in una certa cosa e "rischiare" di essere riconosciuto come colui che non ha paura e di diventare un leader.

Insomma, per dirla come Cyrano: "Sudar per farsi un nome su di un picciol sonetto anzi che scriverne altri? No, grazie!".

We aren't born to follow, come dicevo non so a chi si riferisce il "We", ma io voglio far parte di quella parte di umanita' che non e' nata per seguire.

29 maggio 2013

Le competenze di base

E' da un po di tempo che penso a questa cosa e che in un modo o nell'altro la racconto in giro.

Una volta se volevi fare il dirigente d'azienda, il direttore di banca, il funzionario comunale o il politico d'assalto dovevi avere una bella calligrafia, conoscere le buone maniere e l'arte della conversazione, dovevi tenere in ordine le tue carte e avere una cartelletta con i documenti piu' importanti.

Oggi il saper usare gli strumenti informatici e' una competenza di base, saper usare Word, Excel, Power Point (per citare i nomi dei SW piu' usati), la posta elettronica e il web e' come il saper parlare, il saper scrivere, il saper fare di conto.

Non si puo' dire, come ancora si sente dire da qualche vecchio dirigente: "di computer non capisco niente", non si tratta di computer, i computer sono un'altra cosa, si tratta delle basi. E' come se uno dicesse: "non so usare la calcolatrice" o "non so usare il telefono", non e' concepibile.

24 maggio 2013

La tecnologia?

Ricordo che entusiasmo c'era alla fine degli anni novanta per tutto quello che riguardava la tecnologia e l'innovazione. Da studente di ingegneria informatica ero nel bel mezzo di quest'onda di entusiasmo: il web, i nuovi linguaggi di programmazione, le interfaccie userfriendly, la cominicazione pear-to-pear, banche dati e informazioni disponibili a chiuque, il mondo diventato piccolo grazie alle comunicazioni elettroniche.

Sembra passata una vita, ma solo 20 anni fa non c'era Windows e l'e-mail non ce l'aveva nessuno. 20 anni fa non avevamo nessuna possibilita' di condividere le nostre foto con un parente in Australia se non mandandogliele in una lettera, le canzoni della nostra giovinezza o le avevamo registrate su qualche cassetta o dovevamo considerarle perse per sempre e se i nostri compagni delle superiori cambiavano numero di telefono diventavano non piu' contattabili.

La tecnologia ci mette a disposizione strumenti eccezionali, impensabili solo qualche anno fa. Penso pero' che non siamo ancora riusciti a sfruttare a pieno gli strumenti tecnologici (mi verrebbe da dire informatici visto che opero in questo campo) che abbiamo a disposizione.


C'e' ancora molto da fare, ci sono ancora grandi opportunita'.

23 maggio 2013

Il pantano della legge elettorale

Pensare di modificare l'attuale legge elettorale andando ad analizzare e discutere punto per punto e' una speranza che solo uno sciocco puo' avere: ad ogni singola discussione, ad ogni piccolo cavillo, ogni volta che si dovra' decidere una soglia o una percentuale ognuno degli negoziatori pensera' sempre e' solo al proprio tornaconto. Hanno sempre fatto cosi', perche' non lo dovrebbero fare ora? Sono cose molto umane e i grandi uomini ultimamente scarseggiano come non mai.

Pensare di riuscire a fare una buona legge in questo stato di campagna elettorale permanente e' un'illusione che non ci possiamo piu' permettere.

L'unica cosa che c'e' da fare e' cancellare l'attuale legge elettorale e tornare alla precedente, il cosidetto Mattarellum. Avete qualche idea migliore?

Siamo sull'orlo del baratro?

Da ogni parte sentiamo arrivare annunci catastrofici, come se la nostra civilta', la nostra nazione, anche la nostra repubblica (intesa come Repubblica ma anche come repubblica) fosse vicina alla fine. "Niente sara' piu' come prima" ci viene detto.

Si' e' vero, alcune cose sono cambiate e perdute per sempre, ma secondo me sono cose di secondo piano.

Ogni epoca e ogni generazione ha l'ambizione di rappresentare la svolta nella storia, svolte che poi si dimostrano sempre parziali o specifiche di un campo e che quasi mai risultano tali dopo 50 anni.

Un po' di cose sono cambiate in questi ultimi 5 anni, la bolla del credito scoppiata nel 2008 ha messo in evidenza le contraddizioni del nostro sistema economico e ha messo a nudo alcuni problemi. Da qui a dire che questo a cambiato per sempre il nostro modo di vivere mi sembra un po' esagerato.

Ovviamente non mi riferisco al singolo che perde il lavoro, per lui e' per la sua famiglia e' cambiato tutto, ma avere la disoccupazione al 9% o al 12% e' davvero la fine del mondo? O piuttosto deve essere uno sprone a tirarsi su le maniche e rimettere la nostra societa' (volevo scrivere il nostro Paese ma parlare solo di Italia di questi tempi mi sembra un orizzonte un po' limitato).

E proprio questo il punto. Nulla e' ancora perduto, ma davanti abbiamo due scelte: lasciarci scivilare lungo la china di una curva che qualcuno ha tracciato su un foglio di carta, ma che vale quanto un modo di dire di mia nonna, o combattere il fatalismo e una certa stampa che ci vorrebbe tutti spacciati e riprenderci cio' che e' nostro.

Cosa vuol dire "riprenderci cio' che e' nostro" dira' qualcuno. Provo a fare un esempio. Lee istituzioni a noi piu' vicine, i Comuni, vertono in uno stato disastroso dal punto di vista politico, da un lato ci sono i vecchi amministratori (piu' dal punto di vista politico che anagrafico) che cercano di difendere la loro posizione, ma che ormai non sono piu' al passo con i tempi, dall'altra un orda di dilettanti che pensano di avere assolutamente ragione e gli altri sono tutti cretini perche' non sono d'accordo con loro. Peccato che quando vengono messi alla prova non sanno neanche da che parte cominiciare.

Cosa significa "riprenderci cio' che e' nostro" in questo contesto? Singnifica che i vecchi amministratori devono accettare con ragionevolezza e serena pace che hanno fatto il loro tempo e che il loro compito ora e' quello di distribuire e capitalizzare le loro conoscenze, dall'altro tutti gli altri, tutti noi, dobbiamo investire in conoscenza, formazione e, sempre che quest'ultima si possa insegnare, in umilta'. Torniamo ad impegnarci, ma non facciamolo come coloro che armati di lancia si gettano contro le mitragliatrici. Organizziamoci, costruiamo una rete, costruiamo rapporti di fiducia, costruiamo una comunita'.

Riprendiamoci cio' che e' nostro, alziamo la testa, ma facciamolo insieme con intelligenza.