Da ogni parte sentiamo arrivare annunci catastrofici, come se la nostra civilta', la nostra nazione, anche la nostra repubblica (intesa come Repubblica ma anche come repubblica) fosse vicina alla fine. "Niente sara' piu' come prima" ci viene detto.
Si' e' vero, alcune cose sono cambiate e perdute per sempre, ma secondo me sono cose di secondo piano.
Ogni epoca e ogni generazione ha l'ambizione di rappresentare la svolta nella storia, svolte che poi si dimostrano sempre parziali o specifiche di un campo e che quasi mai risultano tali dopo 50 anni.
Un po' di cose sono cambiate in questi ultimi 5 anni, la bolla del credito scoppiata nel 2008 ha messo in evidenza le contraddizioni del nostro sistema economico e ha messo a nudo alcuni problemi. Da qui a dire che questo a cambiato per sempre il nostro modo di vivere mi sembra un po' esagerato.
Ovviamente non mi riferisco al singolo che perde il lavoro, per lui e' per la sua famiglia e' cambiato tutto, ma avere la disoccupazione al 9% o al 12% e' davvero la fine del mondo? O piuttosto deve essere uno sprone a tirarsi su le maniche e rimettere la nostra societa' (volevo scrivere il nostro Paese ma parlare solo di Italia di questi tempi mi sembra un orizzonte un po' limitato).
E proprio questo il punto. Nulla e' ancora perduto, ma davanti abbiamo due scelte: lasciarci scivilare lungo la china di una curva che qualcuno ha tracciato su un foglio di carta, ma che vale quanto un modo di dire di mia nonna, o combattere il fatalismo e una certa stampa che ci vorrebbe tutti spacciati e riprenderci cio' che e' nostro.
Cosa vuol dire "riprenderci cio' che e' nostro" dira' qualcuno. Provo a fare un esempio. Lee istituzioni a noi piu' vicine, i Comuni, vertono in uno stato disastroso dal punto di vista politico, da un lato ci sono i vecchi amministratori (piu' dal punto di vista politico che anagrafico) che cercano di difendere la loro posizione, ma che ormai non sono piu' al passo con i tempi, dall'altra un orda di dilettanti che pensano di avere assolutamente ragione e gli altri sono tutti cretini perche' non sono d'accordo con loro. Peccato che quando vengono messi alla prova non sanno neanche da che parte cominiciare.
Cosa significa "riprenderci cio' che e' nostro" in questo contesto? Singnifica che i vecchi amministratori devono accettare con ragionevolezza e serena pace che hanno fatto il loro tempo e che il loro compito ora e' quello di distribuire e capitalizzare le loro conoscenze, dall'altro tutti gli altri, tutti noi, dobbiamo investire in conoscenza, formazione e, sempre che quest'ultima si possa insegnare, in umilta'. Torniamo ad impegnarci, ma non facciamolo come coloro che armati di lancia si gettano contro le mitragliatrici. Organizziamoci, costruiamo una rete, costruiamo rapporti di fiducia, costruiamo una comunita'.
Riprendiamoci cio' che e' nostro, alziamo la testa, ma facciamolo insieme con intelligenza.
23 maggio 2013
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